Quale nuvola per le blue chip italiane (MF)

Il 63% delle quotate inserite nel paniere Ftse Mib ha la testa fra le nuvole.

Due società su tre del listino principale di Piazza Affari hanno stretto accordi con uno dei principali fornitori di servizi cloud. In Italia la percentuale globale di adozione è più alta: stando alla ricerca dell’Osservatorio cloud transformation del Politecnico di Milano, l’82% delle imprese medio-grandi utilizza almeno un servizio di public cloud. La discrepanza si spiega probabilmente con esigenze di riservatezza. Alcune blue chip, pur avendo rapporti con provider esterni, potrebbero non averlo comunicato al mercato. Il gran numero di contratti siglati negli ultimi mesi dimostra in ogni caso che la migrazione di Piazza Affari sulle nuvole è un fenomeno epocale e inarrestabile. 

L’adozione della tecnologia procede però a velocità variabile: si va da intese ad ampio raggio a collaborazioni più settoriali. L’ultimo accordo in ordine di tempo, raggiunto fra Generali  Italia e Google Cloud, appartiene alla prima categoria. La partnership strategica consentirà lo sviluppo di servizi e prodotti personalizzati, l’evoluzione della tecnologia digitale a supporto delle reti e la trasformazione del modello di interazione con il cliente.

La mossa del Leone segue di poche settimane quella di Poste Italiane  che a fine maggio si è affidata a Microsoft Azure per accelerare la trasformazione digitale del gruppo, incrementando la produttività e la mole di dati a disposizione dei decisori aziendali. A ottobre 2017 Enel ha invece scelto Amazon Web Services per portare a termine la migrazione sul cloud: una scelta che ha permesso all’utility di risparmiare il 21% sui costi computazionali e il 60% sui costi di archiviazione. Pioniera della migrazione italica sulla nuvola è stata però Unicredit che già nel 2013 ha stretto un accordo decennale e miliardario con Ibm per costruire un’infrastruttura cloud per i propri data center. 

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La trasformazione non riguarda soltanto il settore dei servizi, ma coinvolge anche e soprattutto quello manifatturiero, in piena transizione verso industria 4.0 e fabbriche intelligenti. Stando ai dati dell’osservatorio, del resto, il manifatturiero è primo per investimenti sulle nuvole, con una quota del 25% sui 2,34 miliardi di euro spesi in Italia nel 2018 (+17% rispetto al 2017). Così, per esempio, a marzo dell’anno scorso Pirelli si è rivolta ad Amazon Web Services per sviluppare la gomma intelligente e le applicazioni ad essa connesse. Mentre Fiat-Chrysler  ha portato a bordo delle sue smart car la piattaforma cloud di Samsung

Come evidente dagli esempi citati, l’orizzonte cloud delle blue chip di Piazza Affari è molto ampio. I fornitori di servizi sono sei: Amazon, Google, Microsoft , Ibm, Oracle, Salesforce e Samsung. Rispetto alle quote di mercato detenute a livello globale (si veda tabella in pagina su dati Canalys), il Ftse Mib offre uno spaccato parzialmente diverso.

Stando agli accordi dichiarati, Ibm e Microsft si contendono lo scettro di regina dell nuvole con 5 società servite a testa, seguite da Google e poi dal duo Amazon-Oracle. Ad eccezione di Samsung, si tratta esclusivamente di società americane. Non risulta, almeno pubblicamente, alcun accordo fra le quotate del Ftse Mib e fornitori cinesi (Alibaba in primis) o europei – un’assenza che in caso di guerra tecnologica Usa-Cina dovrebbe destare qualche preoccupazione. Due sole società infine dispongono di un cloud proprietario: Telecom Italia ed Eni.

Non è escluso che un domani anche il cane a sei zampe possa migrare sulle nuvole, approdando magari a una soluzione ibrida che combini riservatezza e sicurezza assicurate dal cloud privato con potenza e flessibilità garantite dal cloud pubblico. Occorre infatti considerare che il cloud è infrastruttura davvero critica, su cui passano, vengono archiviati e analizzati dati industriali. La sua gestione richiede, fra l’altro, la costruzione di una struttura interna dedicata.

A dimostrazione di ciò, secondo l’osservatorio Cloud Transformation, il profilo più ricercato sul mercato italiano è il cloud security specialist, responsabile del coordinamento fra i sistemi interni e i servizi cloud forniti da società esterne, garantendo la sicurezza di entrambi. Altre figure ricercate sono i cloud architect – Enel , per esempio, ne sta cercando due – e i cloud specialist che hanno il compito di supportare il processo di migrazione dell’azienda sulla nuvola.

Fonte: Francesco Bertolino – Milano Finanza