Thomas Kurian (Google Cloud):”Una nuvola di dati già prevede i nostri acquisti”

Thomas Kurian, originario del Kerala, è uno dei grandi manager indiani in seno alla Silicon Valley. Dopo aver ricoperto cariche di primo piano ad Oracle, ora è arrivato a Google dove è diventato l’amministratore delegato della divisione Cloud. Si tratta di tutte quelle tecnologie e servizi che vengono forniti alle aziende attraverso il web senza che sia necessario possedere centri di calcolo o dover sviluppare in proprio il software. È una partita da 214 miliardi di dollari l’anno dove in testa ci sono colossi come Amazon e Microsoft. Google è indietro e Kurian intende rimediare. Ha cominciato con le acquisizioni, da Looker a Elastifile, perché convinto che sia questo il terreno sul quale si giocherà il futuro di industrie e negozi.

«La tecnologia sta cambiando interi settori produttivi. E in questa trasformazione algoritmi e intelligenza artificiale (Ai) svolgono un ruolo fondamentale».

Cosa intende?

«Quando si raccolgono grandi quantità di dati su ogni tipo di attività, la loro analisi può fornire enormi vantaggi. Pensi alle banche: sapere fra i clienti, in base all’analisi dei dati e al profilo anagrafico, chi probabilmente acquisterà un certo servizio e chi invece no. In questo modo si risparmiano tempo e risorse. Pensi poi ad una fabbrica: con la visone artificiale si possono seguire le varie fasi di costruzione di un certo dispositivo ed esser avvertiti in tempo reale se c’è stato un problema o meno e se il prodotto finale ha i requisiti necessari di qualità. E ancora: incrociando i dati genetici, le cartelle cliniche e le sperimentazioni in corso, è possibile assistere il paziente in maniera ben più efficace. Sanità, commercio, amministrazione pubblica, manifattura, comunicazioni, sono tutti settori che dall’uso dei dati possono trarre enormi vantaggi».

Ci sono compagnie che analizzano anche il comportamento dei commessi in un negozio.

«È un altro degli aspetti del cloud e dell’analisi dei dati: il comportamento come il sentimento delle persone rispetto ad un marchio o a un servizio».

Non vede alcun pericolo in questo processo di digitalizzazione? L’ultimo libro della saggista Shoshana Zuboff è intitolato “Il capitalismo della sorveglianza”.

«I dati devono essere in mano ai nostri clienti. E chi usa i servizi di Google lo può anche usare la modalità “incognito” senza lasciare alcuna traccia delle proprie attività».

Nella divisione che lei oggi dirige un anno fa è montata la protesta contro il progetto Maven, sistema di apprendimento automatico per droni da guerra. Continuate a lavorare con l’apparato militare?

«Lavoriamo con diversi governi. Questo significa solo che la nostra tecnologia viene usata, ad esempio, per migliorare la capacità della guardia costiera o le cure ai veterani. Ora abbiamo dei principi sulle Ai che limitano solo a certi ambiti l’uso in campo militare».

Fonte: Jaime D’Alessandro, La Repubblica