Il fisco USA vuole tassare il cloud

Il cloud computing è diventato un affare di dimensioni mondiali. Nel 2018 il settore ha visto entrate per $ 272 (IaaS, PaaS, SaaS), mentre la stima per il 2023 è di una cifra intorno ai $ 600 miliardi complessivi. Molte aziende, negli USA come nel resto del mondo, stanno ora migrando su cloud per archiviare i propri dati, fornire servizi ad valore aggiunto tecnologico, avere maggiore agilità e risparmiare sui costi delle infrastrutture. Gli stessi utenti stanno imparando ad usare sempre più il cloud – si pensi a servizi al consumatore quali iCloud, Dropbox, o Microsoft OneDrive – ormai semore più centrale nella nostra vita quotidiana.

Le attività online, sempre più sviluppate sul cloud, sono in crescita continua, e questo ha portato il governo degli Stati Uniti ad avviare una revisione delle leggi fiscali in quest’area chiave. Inevitabile che una scelta del genere stia iniziando a far preoccupare le aziende attive nel settore del cloud computing. Ed è infatti di questi giorni la notizia che il Dipartimento del Tesoro USA e l’IRS (l’equivalente dell’Agenzia delle Entrate negli Stati Uniti) hanno presentato le regole per la tassazione delle entrate derivanti dai servizi di cloud computing (forniti come nella forma di Infrastructure-as-a-Service, Platform-as-a-Service e Software-as-a-Service), una tassazione che andrebbe ad impattare principalmente grandi multinazionali come Amazon, Google e Microsoft.

Le nuove regole fiscali

L’Office of Information and Regulatory Affairs della Casa Bianca ha completato la revisione delle normative e le ha rimandate all’IRS il 10 luglio scorso. Le regole generalmente confermano come le aziende stiano già gestendo le entrate derivanti da servizi come contenuti in streaming digitale o web hosting, ma lasciano a un futuro pacchetto normativo le questioni più complicate di come i contribuenti dovrebbero determinare il sourcing esatto. Il progetto di aggiornamento delle norme fiscali sul cloud computing e altre transazioni elettroniche era stato annunciato per la prima volta nel 2014.

Leggi le regole proposte [PDF 398 KB] (44 pagine)

Il cloud computing, il cui modello di business non è chiaramente definito dalla legislazione americana, prevede che un contenuto o un software sia immediatamente disponibile non tramite download ma accedendo a una rete distribuita. Il cloud è diventato oggi il modello dominante per la fornitura di servizi per maggior parte delle aziende digitali nell’odierna economia online. Aziende come Netflix e Amazon forniscono contenuti e altri servizi attraverso un qualsiasi browser o interfaccia web in maniera molto più veloce rispetto al vecchio modello di invio di software che l’utente poteva poi scaricare. Ma questo modello di business, che non ha bisogno di essere legato a un server o ad un datacenter specifico, crea notevoli questioni per le autorità fiscali in termini di classificazione e ubicazione dei servizi.

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Le definizioni

I regolamenti del Tesoro proposti definiscono il cloud computing come quando “una persona ottiene l’accesso alla rete su richiesta all’hardware del computer, al contenuto digitale… o ad altre risorse simili”, a meno che non sia “de minimis”, nel quadro di un accordo globale. L’IRS delinea diversi test per determinare se tale accesso debba essere considerato un servizio fornito a un utente o un contratto di locazione di proprietà – incluso se all’utente venga fornito il controllo fisico della proprietà in questione, i dettagli del diritto di proprietà e se l’utente riceva un interesse “significativo” dalla proprietà. Nella maggior parte degli esempi forniti nei regolamenti, le transazioni di cloud computing sono considerate servizi.

I regolamenti proposti aggiornano anche l’attuale titolo 26 dello US Federal Code che regola il trattamento fiscale delle transazioni di software per computer, per includere “tutti i trasferimenti” di “qualsiasi contenuto in formato digitale” da scaricare.

Perché il Governo USA si sta muovendo?

In sintesi, è solo una questione di soldi. I soldi che il governo degli Stati Uniti teme di perdere nelle transazioni legate al Cloud. Le attuali normative IRS in materia di pagamenti fiscali non coprono in realtà le transazioni basate su cloud, essendo un settore relativamente nuovo.

Il problema che sembra emergere è però che, in base alle nuove regole proposte, le aziende tecnologiche potrebbero pagare tariffe incredibilmente diverse – da zero al 30% – su qualsiasi transazione di cloud computing che effettuano. L’aliquota fiscaleinfatti verrebbe applicata essenzialmente sul modo in cui una società sarebbe classificata dal Governo in termini di transazioni cloud che effettuano o servizi che offrono. Sebbene i dettagli esatti di questa nuova strategia di transazione nel cloud computing non siano ancora stati finalizzati, si può comprendere il possibile impatto sul settore.

Il precedente dell’Iowa

L’inziativa dell’IRS non è un caso unico. Sempre negli USA negli scorsi mesi ha fatto notizia la decisione del Dipartimento delle entrate che ha decretato la tassabilità di: (1) un servizio di archiviazione remota (data storage), escludendo però i servizi di cloud computing IaaS (Infrastructure as a Service). Questo perché lo IaaS offre ai clienti la potenza di elaborazione come servizio, e non è una vendita di beni tangibili, prodotti digitali imponibili o di un servizio designato come imponibile. Anche qui quindi le “definizioni” hanno avuto un ruolo importante.

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I commenti

Rafic Barrage (Baker McKenzie), afferma che i regolamenti rispecchiano il modo in cui i professionisti del settore fiscale avevano già preso in considerazione il cloud computing. “Penso che sia coerente con il modo in cui le persone trattano queste transazioni”, ha detto. “Non ho visto nulla di particolarmente sorprendente.”

L’associazione USA dei fiscalisti ha affermato che senza una guida in merito, gli Stati Uniti potrebbero perdere una buona parte di entrate fiscali derivanti dei ricavi del cloud computing da aziende tecnologiche come ad esempio Microsoft o Amazon Web Services, entrambe in grandissima crescita.

Il Dipartimento del Tesoro americano ha dichiarato che accetterà commenti sui regolamenti proposti fino al 12 novembre, e viene comunque raccomandato un passaggio presso l’OCSE prima dell’implementazione di una nuova tassazione.

Le nuove regole varranno comunque solo per gli USA, mentre in Europa sia la Digital Service Tax originariamente spinta dalla Commissione UE, si quelle approvate in Francia e Italia, escludono il cloud computing dal proprio ambito. Al mondo il solo Brasile prevede la possibilità per i propri Stati di tassare le transazioni cloud, ma certo se dagli USA dovesse essere confermata questa spinta, difficilmente vedremo l’Europa rimanere ferma, purtroppo.

Approfondimenti: Law360, Bloomberg