Non si trovano 350mila esperti digitali

La recente pubblicazione dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società stilato dalla Commissione europea, posiziona il nostro paese al 24mo posto su 28 stati mèmbri. Lo studio traccia il quadro sui progressi per ciò che concerne l’Agenda digitale europea, lanciata nel 2010 – e recepita dal nostro paese nel 2014 – e fissa gli obiettivi da raggiungere entro il 2020. L’indice, però, non fornisce un’analisi molto precisa, perché non approfondisce adeguatamente le strategie che ogni nazione mette in campo per raggiungere i parametri europei, inoltre non fornisce le soluzioni da adottare per non rischiare di arrivare tardi all’appuntamento decisivo, che avverrà tra circa un anno.

La nostra nazione resta indietro per la diffusione dell’uso del web, ma anche per il numero di laureati nelle discipline informatiche che rappresentano 1’1% sul totale. È una percentuale troppo bassa rispetto alle necessità sempre più urgenti del Paese. Oltre 350mila posti di lavoro sarebbero pronti ad accogliere esperti del settore, ma c’è penuria di professionisti che siano in grado di offrire competenze di alto livello alle imprese che assumono e questo blocca la modernizzazione dei processi aziendali.

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L’Istat ha calcolato che circa 1’80% delle imprese italiane non si avvale di risorse che abbiano le necessarie competenze in campo digitale, se non all’intemo dei dipartimenti che si occupano d’informatica. Questo rende impossibile avanzare verso il futuro. In sintesi, ci stiamo trovando in una situazione paradossale: da un lato il governo avvia moderne riforme come la fatturazione elettronica, che pur facendo acqua da ogni lato, è pur sempre un cambiamento epocale, che tende a cancellare le montagne di carta prodotta al solo scopo di gestire le faccende amministrative.

Dall’altro lato, le imprese non sono in grado di trovare personale adeguatamente formato. Tutto questo si traduce in una minore competitivita a livello intemazionale, ma anche in un rallentamento che rischia di tenerci fuori da un mondo che sta cambiando velocemente. Molte aziende nazionali, per esempio, non sono ancora preparate perla vendita online, che svilupperebbe maggiormente il mercato estero. È quindi molto importante, in special modo per i giovani, orientarsi su un percorso di studi che abiliti alle competenze richieste dall’attuale mercato del lavoro, che cambia velocemente.

Le figure più ricercate? Quella di code master, per esempio, una figura professionale in grado di sviluppare software, ma c’è anche carenza di esperti d’intelligenza artificiale sempre più richiesti da aziende e amministrazioni pubbliche. Non tutte le città italiane, però, sono messe male. Come sempre è Milano a dare risposte immediate al cambiamento in atto.

Lo scorso marzo si è tenuta la seconda edizione della Milano Digital Week, il cui tema centrale è stato quello dell’a «intelligenza urbana», che comprende tutto ciò che di tecnologicamente avanzato può essere applicato a una città per migliorare la qualità della vita. Per quanti sono interessati a formarsi in questo ambito, il Politecnico di Milano offre corsi e master di vario livello, dedicati anche a professionisti ei imprenditori interessati a questi argomenti.

Come direbbe l’economista Alberto Forchielli, reso famoso dai suoi interventi televisivi e dall’esilarante imitazione che ne fa Crozza, e prendendo a prestito il titolo di un suo recente libro: chi vuole fa. Basta alzare il culo…

Fonte: Emilia Urso AnfusoLibero