Chi è Marco Argenti, il nuovo capo del digital di Goldman Sachs

L’Economia del Corriere ha pubblicato il 23 settembre 2019 un interessante articolo firmato da Massimo Sideri al nuovo co-chief information officer di Goldman Sachs, Marco Argenti.

Il manager ha lasciato la posizione di vice president in Amazon Web Services dove dal 2013 si occupava del cloud, e sarà a capo di 10 mila persone di Goldman, tutta la «squadra» high tech, compreso il chief technology officer. “Ed è questa la notizia: che se Goldman investe su una squadra di «disruptor» vuole dire che siamo all’alba di un altro cambio epocale dell’industria finanziaria”, scrive Sideri. Ricordando che il campo da gioco del Fintech fino ad ora era stato frequentato più dai minatori delle criptovalute e da giovani outsider come i due fratelli irlandesi under 30 Collison, la cui start up californiana Stripe è appena stata valutata 35 miliardi grazie al round di investimenti con Sequoia e Andreessen Horowitz. Ma ora ufficialmente inizia la Champions delle banche. 

Il percorso di Argenti comincia dall’Università di Pisa con un master in ingegneria informatica nel `95 con specializzazione in controlli automatici e una tesi sulla progettazione di un veicolo ibrido controllato da intelligenza artificiale e poi al Politecnico di Milano per l’esame di Stato. Segue la lunga parentesi in Dada, l’azienda tecnologica co-fondata da Paolo Barberis.


Nel 2008 (un anno dopo il lancio Usa dell’iPhone) Argenti viene chiamato dalla leader mondiale Nokia a gestire il market place di app Ovi. Nel 2013 ha la grande intuizione: il cloud, viene chiamato da Amazon proprio mentre Jeff Bezos pensa che sia la nuova gallina dalle uova d’oro ma gli analisti storcono il naso. “E vuole il caso che chi ci sia oggi tra i principali clienti delle nuvole di Amazon? Goldman Sachs. Ecco il cerchio tecnologico che si chiude”, dice Argenti a Sideri. «La mia squadra si occuperà di tutto, dal trading e dalla banca retail Marcus alla Apple Card. In Amazon ho capito che una volta che fai fisico e digitale ti accorgi che l’obiettivo diventa la trasformazione dell’azienda piuttosto che la tecnologia. Quello che viene chiamato processo diventa servizio con interfacce umane e Api (il set di funzioni e procedure necessarie perla creazione delle app). La società da insieme di processi diventa sempre di più una piattaforma tecnologica dove i partner possono interfacciarsi elettronicamente. In Amazon ho aiutato varie società a digitalizzare la produzione. Con Volkswagen abbiamo connesso 122 fabbriche e oltre 1.500 fornitori. Oggi si unisce tutta la supply chain con le Api». Immaginate questa cosa dentro una banca, conclude l’articolo del Corriere