I paletti (necessari) per la digital economy

Il 30 settembre 2019 l’inserto Affari&Finanza di Repubblica ha pubblicato un commento di Alberto Pastore e Fabrizio Iannoni, dell’Università La Sapienza di Roma e Società Italiana di Management, sul monopolio ai tempi dell’economia digitale. Il commento parte dalla premessa che gli Over The Top dell’economia digitale, come Google, Amazon, Facebook, Apple e Uber, in poco tempo hanno imposto nuovi modelli di business e nuovi benefici ma il potere della digital economy porta con sé anche notevoli rischi.

Finora, l’attenzione dei vari stakeholders si è focalizzata prevalentemente su aspetti fiscali o di privacy. Ma secondo gli autori dell’intervento su Repubblica vanno toccate anche corde squisitamente competitive, con riflessi importanti per l’analisi strategica. Viene citato l’esempio di Google: nel maggio 2019 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio per abuso di posizione dominante nei confronti della Società californiana che, pochi mesi prima, era stata sanzionata dalla Commissione Europea per aver alterato il naturale dispiegarsi del gioco concorrenziale. Il colosso di Mountain View detiene quote pari al 90% nei mercati nazionali della ricerca generica (versante sul quale gli utenti usufruiscono “gratuitamente” di un servizio) e superiori al 70% nella pubblicità collegata alle ricerche (l’altro versante, sul quale l’impresa genera la maggior parte dei propri ricavi). Secondo la Commissione, Google avrebbe abusato della propria posizione dominante imponendo una serie di clausole restrittive nei contratti con siti web di terzi che hanno impedito ai concorrenti di inserire su tali siti le proprie pubblicità collegate alle ricerche.

Quali antidoti dovrebbero adottare i pubblici poteri? Secondo Pastore e Iannoni, devono stimolare gli investimenti per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, alimentando il dinamismo nei mercati digitali. Dall’altro, i policy maker dovrebbero arginare gli effetti collaterali del potere di mercato detenuto dai big di internet riequilibrando il carico fiscale rispetto alle effettive dimensioni del fatturato delle imprese; garantendo un utilizzo etico e trasparente dei dati personali – che nelle piattaforme e nei “mercati a più lati” rappresentano il vero asset su cui poggiano i nuovi modelli di business; sanzionando i comportamenti volti a reprimere lo sviluppo della concorrenza, attuale e potenziale.