La sfida dell’IA per i giuslavoristi

Gli avvocati giuslavoristi italiani riuniti per partecipare al convegno della loro associazione nazionale (Agi) si sono concentrati sull’impatto delle nuove tecnologie e su come sfruttarle per concentrarsi sulle consulenze a maggior valore aggiunto. Partendo dal presupposto che, soprattutto per gli studi più piccoli, bisogna restare al passo con i tempi, per non essere “sostituiti” dall’automazione.

Grazie all’intelligenza artificiale si possono infatti scandagliare migliaia di documenti e sentenze, eliminando ore di lavoro dello studio (finora fatturate al cliente. Mentre un professionista specializzato, può invece aiutare a elaborare una strategia “su misura”, sia sul fronte della consulenza, sia nella gestione del contenzioso.  

L’innovazione dello studio è strettamente legata alla capacità di investire. Ad aiutare i professionisti in questa fase potrebbero essere gli Ordini, acquistando programmi e software da mettere a disposizione degli associati.

In un articolo del Sole24Ore dedicato al convegno di Verona, si legge che nella ricerca dei precedenti di giurisprudenza (e non solo) ci sono studi italiani che lavorano già con un alto grado di automazione. Uno di questi è Toffoletto De Luca Tamajo: ha un software gestionale interno Elibra, sviluppato dal 2015 per organizzare le pratiche giudiziali e non, anche sul fronte dei costi. Sfrutta sistemi di intelligenza artificiale che mettono rapidamente a disposizione precedenti atti, pareri e anche articoli di giornale. E sistemi, implementati fin dal 2005, per redigere in maniera automatizzata contratti e altri documenti.  

“Transform” si chiama invece il progetto di Norton Rose Fulbright, per favorire la trasformazione tecnologica, rivolto sia all’interno (per ridurre i tempi delle attività ripetibili), sia all’esterno, per offrire prodotti di informazione ai clienti, basati su particolari software.

E i più “piccoli”? Si organizzano per fare rete. Ad esempio Lexellent, boutique specializzata in diritto del lavoro, è parte di un network con altri studi esteri (13 in Europa e uno in Cina), basato su una piattaforma tecnologica di condivisione e confronto. Fare rete è la ricetta seguita anche da Legalilavoro, una federazione di nove studi legali che tutelano i lavoratori: hanno una banca dati nella quale mettono in comune la documentazione di tutti gli studi.