La sconfitta dello Jedi dà la sveglia a Amazon

Il 26 ottobre il Pentagono ha assegnato a Microsoft il contratto da 10 miliardi di dollari per il cloud. Il progetto “Jedi” è stata una sconfitta  per Amazon, in pole position per conquistarlo fino a quando Donald Trump non ha iniziato pesantemente ad attaccare Jeff Bezos, il patron del colosso degli acquisti online. Amazon Web Services resta comunque il player dominante nello spazio del cloud computing, in cui ha fatto da pioniere, e nel 2013 ha vinto un importante contratto da 600 milioni di dollari per lavorare con la CIA. Il colosso di Bezos deve però reagire al fatto che Microsoft è diventata un concorrente più potente.

“È un occhio nero per Bezos e Amazon”, ha detto Ives a Business Insider. “È il loro primo grande contrattempo per il cloud nell’ultimo decennio. In questo momento per loro, è un po ‘un campanello d’allarme in quanto Microsoft è diventata aggressiva nel cogliere l’opportunità del cloud per i prossimi cinque anni. E non si fermerà a Jedi”. Potrebbe quindi servire come una “sveglia” per i servizi Web di Amazon, ha affermato Ives. Come reagirà Aws?  Una fonte ha affermato che “sta ancora valutando tutte le opzioni”. Di certo, per gli esperti inizia una nuova fase della gara con Microsoft: “Quando c’è molta concorrenza, alla fine vince il mercato”, ha detto Daniel Newman, analista di Futurum Research.

Date le dimensioni del contratto, molti si aspettano che Amazon scelga di presentare ricorso sul verdetto ma non è detto che un’eventuale azione legale possa andare a segno. Con o senza Jedi, gli analisti affermano che Amazon rimane comunqueil leader nel settore cloud e continuerà ad avere un ruolo da protagonista nel settore governativo. Inoltre, ci saranno ancora molte opportunità per aiutare il governo a passare al cloud nel prossimo decennio e l’offerta di Amazon è più forte che mai. Per Aws, insomma, sarà “business as usual”. Non solo. Forte di maggiori autorizzazioni sul fronte della sicurezza e della sua esperienza nel lavorare con i dati classificati della Cia, Amazon potrebbe ancora entrare in gioco: ora il contratto Jedi richiede a Microsoft di avere il nulla osta di sicurezza di Livello 5, ma se in qualsiasi momento si scoprisse che è necessario il Livello di impatto 6 più alto, Amazon è l’unico a poterlo garantire. In sostanza, se Microsoft per qualche motivo non sarà in grado di soddisfare i requisiti del contratto, afferma Renee Murphy, principale analista di Forrester, Aws potrà entrare e dire “siamo già qui”. Anche il Dipartimento della Difesa avrebbe facoltà di fare una mossa simile. Inoltre, Microsoft sta per guadagnare 10 miliardi di dollari nel corso di 10 anni con il contratto Jedi ma questo è il pagamento massimo, a seconda dell’uso effettivo della tecnologia cloud da parte del dipartimento. Il Dipartimento della Difesa ha la possibilità di rinnovare il contratto tre volte e ha affermato che prima di farlo “esaminerà rigorosamente le prestazioni del contratto”. Qualora Microsoft non fosse in grado di fare un passo avanti, verrà lasciata aperta la porta ad Amazon.

Va infine ricordato che la politica ha avuto un peso determinante nel verdetto sul contratto del Pentagono con il pressing del presidente Trump che ha gettato un’ombra sulla gestione della gara.  L’antipatia del presidente verso Bezos e il Washington Post, d’altra parte, è nota: il quotidiano è spesso chiamato dal tycoon l”Amazon Washington Post”. E come se non bastasse Trump ha ordinato alle agenzie federali di cancellare gli abbonamenti al Washington Post e al New York Times, i ‘due nemici’ della Casa Bianca. Secondo un ex del Dipartimento della Difesa, Trump da tempo voleva “fregare” Amazon e assegnare il contratto Jedi, il Joint Enterprise Defense Infrastructure, a un’altra società. Un’accusa – contenuta in un libro in uscita la prossima settimana – che se si rivelasse vera creerebbe non pochi problemi al Pentagono e alla Casa Bianca, già accusata di usare i ministeri per portare avanti battaglie personali di Trump contro i suoi presunti nemici. Di sicuro i ripetuti attacchi di Trump contro Bezos e Amazon non smorzano i timori che il presidente sia intervenuto sul Pentagono e abbia indicato chi scegliere, approfittando anche della presa di distanza dal contratto del ministro della Difesa Mark Esper. Nelle scorse settimane infatti Esper ha annunciato che si sarebbe sfilato dal processo di assegnazione del contratto visto che suo figlio è dipendente di una delle società che avevano presentato un’offerta.