Gaia-X, l’appello della Merkel e la sfida dell’Italia

Mercoledì 13 novembre il Financial Times ha dedicato ampio spazio alla sfida che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha lanciato ai colossi tech Usa invitando l’Unione europea a rivendicare una propria “sovranità digitale” attraverso una propria piattaforma per gestire i dati e per ridurre la propria dipendenza dai big come Amazon, Microsoft e Google. “Tante aziende hanno appena esternalizzato tutti i loro dati a società statunitensi”, ha detto la Merkel ai leader imprenditoriali tedeschi. “Non sto dicendo che sia un male in sé e per sé, intendo solo che i prodotti a valore aggiunto che ne derivano, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, creeranno dipendenze che non sono sicuro siano buone”. L’intervento della Merkel, secondo il Ft, evidenzia la crescente volontà dell’Ue di sfidare il dominio Usa nell’economia digitale.

Perché è importante il primo cloud su scala europea? E l’Italia ne farà parte? Ha provato a rispondere a queste domande Gianpiero Ruggiero, esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR, in un contributo apparso sul sito dell’Agenda Digitale. Vi si ricorda che l’infrastruttura cloud made in Ue, è stata ufficialmente presentata dal governo tedesco in occasione del Summit Digitale 2019: si propone così una soluzione a livello comunitario al problema della conservazione e utilizzo di una grande mole di dati.  Al momento, nel progetto Gaia-X, sono coinvolte oltre 100 aziende europee e vari istituti di ricerca di 17 paesi: l’intenzione è di coinvolgere nel breve periodo anche altri paesi e la Francia si è già fatta avanti. In Italia, aggiunge l’esperto, l’argomento per ora appare marginale nell’agenda politica dell’esecutivo, più impegnato nel tentativo di accentrare le funzioni sul digitale in una figura cardine, il nuovo ministero dell’innovazione tecnologica, cominciando a superare quel conflitto istituzionale che finora ha rallentato la trasformazione digitale dell’Italia. Bisognerà vedere quindi se questo coordinamento istituzionale filerà liscio, anche perché tra le criticità strutturali che vanno superate, secondo il ministro Paola Pisano, c’è il fatto che “l’Europa e l’Italia sono lente, hanno un’adozione delle tecnologie molto lenta, e hanno un ritardo sui modelli di business per la creazione e la diffusione dell’innovazione”.

Pur tuttavia uno specifico pacchetto di proposte di legge sul digitale è stato proposto e illustrato da alcuni deputati della Lega che, in una conferenza stampa tenuta a luglio scorso, ne hanno spiegato i dettagli. Il presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera, il leghista Alessandro Morelli, ha dichiarato che “la Lega è favorevole ad apportare un’integrazione all’articolo 22 della Costituzione, con l’obiettivo di aggiungere un comma nel quale si precisa che la Repubblica tutela con norme di legge il diritto all’identità, anche digitale, di ogni individuo”.

Un’altra misura che la Lega vorrebbe introdurre riguarda la creazione di una infrastruttura cloud nazionale, sfruttando anche i fondi della Banca europea per gli investimenti. Un soggetto terzo, una nuova Authority, differente da quelle che ci sono oggi, chiamata a custodire in modalità cloud i dati dei cittadini e delle aziende raccolti dagli enti pubblici. In pratica, stando alle parole di Morelli, si tratterebbe di un soggetto diverso dall’attuale Authority per la privacy deputato a gestire il «cloud nazionale». In particolare, la proposta della Carroccio prevede la creazione di un servizio statale di cloud computing, chiamato “ItaCloud”, per l’archiviazione dei dati. Solo il testo definitivo però scioglierà i primissimi dubbi emersi tra gli operatori privati, che già temono di essere scavalcati nella proficua gestione del cloud.

Secondo Ruggiero, al di là della creazione di una nuova Autorità deputata a gestire la nuvola informatica dell’Italia, è bene che la politica, il mondo produttivo e della ricerca, inizino a porsi il tema di un cloud federato europeo, avviando i contatti e stringendo collaborazioni con gli omologhi tedeschi per poter fornire un reale e concreto contributo al progetto di Gaia-X.  “È per questo – scrive l’esperto – che il sistema Paese potrebbe, anzi dovrebbe, investire proprio su questo fronte, iniziando a creare “data center” pubblici che ospitino i dati dei Ministeri e delle altre realtà istituzionali centrali e locali, rilanciando la ricerca e risollevando le sorti di terziario e telecomunicazioni”.