Bezos: “Pressione impropria di Trump” su Jedi

Amazon ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha esercitato una “pressione impropria” sul Pentagono per impedire alla compagnia di Jeff Bezos di ottenere un contratto di cloud computing da 10 miliardi di dollari. In una denuncia presentata alla Corte statunitense per i sinistri federali a Washington il colosso statunitense afferma che il presidente “ha lanciato ripetuti attacchi pubblici e dietro le quinte” sul contratto e sulla società per evitare che venisse affidato ad Amazon e al suo amministratore delegato Bezos, che è anche proprietario del quotidiano “Washington Post”, uno dei nemici giurati del tycoon. In sostanza il contratto per il progetto, noto come Joint Enterprise Defence Infrastructure, o Jedi, che ha visto contrapposti i principali giganti tecnologici, sarebbe andato a Microsoft per colpa di Trump che, per mesi, ha attaccato privatamente e pubblicamente Amazon e il suo ad. Ad ottobre il Pentagono ha deciso di affidare i propri servizi cloud a Microsoft dopo mesi di polemiche e di proteste per il processo di aggiudicazione, che aveva attirato l’attenzione del presidente Donald Trump. Amazon per molto tempo è stata infatti considerata la favorita. La tecnologia al centro del Jedi Cloud è particolarmente cruciale per la difesa degli Stati Uniti poiché sarà usata a supporto delle forze armate statunitensi, sia entro i confini che in tutte le operazioni a livello internazionale.

Amazon afferma che i funzionari del Pentagono hanno fatto numerosi passi falsi nel valutare la sua domanda a causa delle pressioni di Trump. Il presidente il 19 luglio ha chiesto un’indagine sul contratto del Pentagono, prima dell’aggiudicazione. “Ricevo enormi lamentele sul contratto con il Pentagono e l’Amazzonia”, ha detto Trump ai giornalisti. “Chiederò loro di guardare molto da vicino per vedere cosa sta succedendo.” Trump ha accusato Bezos di una copertura sfavorevole della sua amministrazione da parte del Washington Post, che Bezos ha acquistato nel 2013 per 250 milioni. Il Post ha rispedito le accuse al mittente rispondendo che le scelte editoriali del giornale sono indipendenti.

In una recente testimonianza del Congresso, un alto funzionario della tecnologia del Pentagono, Dana Deasy, ha negato che Trump o la Casa Bianca abbiano influenzato il processo di selezione del Jedi. Ma secondo Amazon “raramente, se non mai, un Presidente ha intrapreso uno sforzo così palese e sostenuto per dirigere il risultato di un appalto governativo”.

La Casa Bianca ha posto domande al Pentagono, che in una dichiarazione ha affermato che “la selezione è stata fatta da un gruppo di esperti di funzionari pubblici di carriera e ufficiali militari provenienti da tutto il Dipartimento della Difesa e in conformità con le normali procedure. Non ci sono state influenze esterne”.

Tra le altre prove del presunto pregiudizio del presidente Usa, Amazon cita un passaggio di un recente libro di un ex collaboratore di  Jim Mattis, ex segretario alla Difesa di Trump. L’autore Guy Snodgrass scrive nel libro “Holding the Line”, che Trump ha diretto Mattis a “sottrarre Amazon” al contratto Jedi. Amazon afferma anche che il Dipartimento della Difesa ha intrapreso “numerose azioni” durante il processo di valutazione che hanno svantaggiato Amazon.

Ad esempio, Amazon afferma che il Pentagono “all’undicesima ora” ha cambiato la sua interpretazione dei criteri di offerta, respingendo il piano di Amazon di utilizzare i data center esistenti per aiutare a soddisfare i requisiti del contratto.