Luca Attias (Team Digitale): Per il cloud della PA auspico un modello ibrido

Ingegnere, romano, 54 anni, ex Dirigente Generle dei Sistemi Informativi della Corte dei conti, dal 31 ottobre 2018 Luca Attias è Commissario Straordinario per “l’attuazione dell’Agenda Digitale”. Dal primo gennaio 2020 sarà Capo del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, struttura, istituita lo scorso giugno alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. In una lunga intervista a LaStampa.it Attias ha parlato di sicurezza, dati, infrastruttre e cloud. E politica: «Sono apartitico, lavoro da vent’anni nella Pubblica Amministrazione, credo di conoscerne eccellenze e debolezze. Il nostro non è il primo progetto di accelerazione sul digitale, ma è il primo che resiste a due maggioranze completamente diverse. E che nel Governo attuale esista un Ministro apposta per l’Innovazione è il segnale di una consapevolezza in crescita a destra come a sinistra».

Pubbliche Amministrazioni: tra (scarsa) interoperabilità e lock-in

«Quello su cui bisogna intervenire è l’interoperabilità tra le amministrazioni. Che va affrontata a livello tecnologico, ma prima ancora a livello psicologico e morale. Finché alcuni dirigenti della PA riterranno i dati come una loro proprietà sarà impossibile il coordinamento. Oggi – mi spiace dirlo – ci sono carriere costruite su questo, e passeranno anni prima di arrivare a punire chi non condivide informazioni che non sono sue. […] Oggi una grandissima parte delle PA italiane è in lock-in, bloccate da ditte che le tengono in pugno da decenni, perché mancano competenze in campo tecnologico. Ci saranno forse anche casi di tangenti, ma per la maggior parte si tratta di pigrizia mentale, si delega e basta».

Poi c’è da capire dove immagazzinare questi dati. Nel cloud, certo, e infatti nel Piano 2025 il ministro Pisano annuncia che l’Italia parteciperà al progetto di cloud europeo Gaia X con la Germania. Sarà fattibile o necessario affidarsi ad Amazon, Google, Microsoft?

«Per me è auspicabile un cloud ibrido, parte nei luoghi dove viene utilizzato, parte su sistemi remoti. Oggi, a parte Sogei, gestita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la PA non sempre riesce a offrire servizi paragonabili ai privati Abbiamo cominciato a lavorarci. Tutti ci auguriamo che l’Europa si muova per creare un luogo sicuro dove conservare i dati critici delle varie PA nazionali, ma sono scettico sul 2025».

Sulla gestione dei dati di cittadini ed aziende da parte di hyperscale providers

«Non so davvero che interesse possano avere ai dati della PA, per loro sono altre le informazioni di valore, e gliele forniamo con la nostra attività online. Sono aziende che spendono in cybersicurezza l’equivalente del PIL di una nazione, offrono garanzia di conformità alle leggi perché altrimenti si trovano fuori dal mercato».

Sull’Italia al 24° posto su 28 del DESI (Digital Economy and Society Index)

In Italia il 26 per cento della popolazione non usa mai intemet: e non per servizi evoluti, ma nemmeno per Google Maps. Il digital divide è ancora forte, l’accesso alla Rete è a macchia di leopardo, non coincide necessariamente col divario Nord-Sud. Per queste persone, la banda larga o i servizi della PA non significano niente, per quanto noi possiamo migliorarli, e lo abbiamo fatto. Ma attenzione, anche avere tra le mani uno smartphone non vuol dire essere preparati al digitale“. […]

L’augurio digitale all’Italia per il 2020

Mi piacerebbe venisse affrontato in modo strutturale il tema della scuola digitale, è un compito che però spetta al Ministero dell’Istruzione, anche se noi siamo pronti a collaborare. C’è bisogno di coding, di pensiero computazionale, ma anche di un’educazione alla cittadinanza digitale per tutti, non solo per chi frequenta corsi scientifici. Solo cosi il lavoro del Team Digitale, del Dipartimento, le altre iniziative che ci sono state e che ci saranno per fare dell’Italia un Paese digitale potranno avere un futuro“.

Fonte: LaStampa – Luca Attias: La cultura digitale deve maturare nelle scuole