Pisano (Ministro Innovazione): Una joint venture tra Stato e i privati, gestirà il cloud nazionale

Un soggetto europeo, in joint venture tra lo Stato e i privati, gestirà il cloud nazionale peri dati strategici della Pubblica amministrazione L’intervista Pisano: gara con i privati (europei) per il cloud nazionale. Intervista al Ministro dell’Innovazione Paola Pisano, di Carmine Fotina (Sole 24 Ore).

Sarà una joint venture tra lo Stato e i privati, sul modello dell’Inghilterra, a gestire il cloud nazionale per i dati strategici della Pubblica amministrazione. Si tratterà di un soggetto europeo e il partner, che avrà una quota di minoranza, sarà selezionato con una gara pubblica. Il ministro dell’Innovazione Paola Pisano (Cinque Stelle) anticipa in questa intervista le scelte sulla razionalizzazione degli oltre iimila data center disseminati tra le amministrazioni italiane.

Ministro, il tema è delicato. Non teme polemiche sul coinvolgimento dei privati e su come saranno scelti?

Premetto che si tratta di un modello già sperimentato con successo in Inghilterra. La soluzione che abbiamo in mente è un soggetto di mercato – auspicabilmente unico – che farà da Polo strategico nazionale. Il controllo sarà pubblico, ma con una quota di minoranza ci sarà un partner industriale o un pool di partner privati che verranno scelti con una procedura ad evidenza pubblica. Il Polo si occuperà solo dei dati critici, quelli che rientrano nel perimetro di sicurezza nazionale, e comunque, per i diversi profili di competenza, sarà vigilato dalle varie Authority di regolamentazione esistenti. Dovrà sviluppare un vero modello di business per la gestione dei servizi in cloud, con una visione di lungo periodo. Ma gestirà anche una parte di infrastrutture e spazi fisici per lo storage. 

Amazon, Ibm, Microsoft. Sono nomi di grandi operatori Usa che si fanno per questo progetto. Potrebbero essere coinvolti?

Il Polo nazionale sarà un soggetto europeo selezionato con procedure a evidenza pubblica, dotato di adeguate capacità industriali. Ricordo che oggi solo per il 10% l’approvvigionamento di servizi sulla “nuvola” è garantito da fornitori Ue e questo ci espone a rischi geopolitici. In modalità cloud vengono allocati servizi strategici della Pa, dalla difesa alla salute alle telecomunicazioni ai trasporti. Non possiamo permetterci che di fronte a eventuali tensioni con uno Stato extra Ue improvvisamente ci chiudano il rubinetto o si adottino ritorsioni attraverso politiche di pricing. Vorrei anche sottolineare che la nostra strategia non può prescindere da quella della Commissione Ue, al centro tra l’altro del piano presentato proprio oggi dalla presidente Ursula von der Leyen.

Quanti data center della Pa saranno dismessi?

Abbiamo appena completato il censimento. Le anticipo i principali dati che verranno pubblicati in queste ore. In totale hanno risposto 990 amministrazioni titolari di 1.252 data center. Di questi, 1.190 sono data center poco sicuri odi scarsa affidabilità. Sono invece 62 quelli sicuri al punto da poter continuare a funzionare. Le amministrazioni locali che gestiscono i data center più inefficienti ma anche quelle che non hanno partecipato al censimento hanno due possibilità: passare direttamente al cloud o aggregarsi a una delle infrastrutture più sicure. Se invece si tratta di dati e servizi critici gestiti da amministrazioni centrali, passeranno sotto la gestione del Polo strategico nazionale. Infine per 35 di maggior qualità e livello di sicurezza, le loro infrastrutture potranno anche essere utilizzate dal Polo nazionale.

Insiste molto sulla necessità di aggregazione. Ma ci sono in gioco tante società in house, ha l’accordo delle Regioni o ci sono resistenze?

Il ruolo delle Regioni è fondamentale, proprio per il processo di aggregazione di cui le dicevo. Non vedo una loro opposizione, al massimo delle incomprensioni. Firmeremo con loro un protocollo d’intesa su vari punti del piano di digitalizzazione, incluso il cloud. La cosa importantissima è che forse per la prima volta non c’è contrapposizione tra soggetti in campo, e sottolineo come ci sarà una strategia condivisa anche con l’Agenzia per 66 l’Italia digitale.

Che risparmi vi attendete da quest’operazione?

Una prima stima, su 5,8 miliardi di investimenti della Pa nel settore dell’information technology and communication, ci dice che si potrebbe intervenire su circa 2 miliardi, tra affitti degli edifici, costi energetici ed altre voci. Risorse che si tramuterebbero in spesa da riqualificare.