La guerra per il controllo del cloud [Panorama]

La nuova terra di conquista delle big company ( e delle superpotenze) sono i data center. Luoghi che gestiscono tutte le nostre informazioni e le elaborano con l’intelligenza artificiale. Un business miliardario che aumenta il suo valore del 20 per cento ogni anno. E fa gola a molti.

C’è chi li chiama data center, ma per chi utilizza internet è il cloud, che in inglese significa nuvola. Sono fortezze inespugnabili, protette da muri di cemento armato e sistemi di sicurezza di ogni genere. Luoghi che gestiscono miliardi di informazioni, archivi digitali immensi a cui ogni giorno ci colleghiamo. Di centri così, in giro per il mondo, ce ne sono migliaia. Interconnessi tra loro devono gestire le tonnellate di bit che ogni strumento digitale sforna ogni secondo: documenti, email, foto, video, siti, blog, messaggi, post su Facebook, tweet, informazioni prodotte da computer, smartphone, tablet, sensori, bancomat, carte di credito, automobili, oggetti connessi alla rete. Ogni 24 ore, in tutto il mondo, i cittadini della web generation producono 2,5 miliardi di gigabyte di dati digitali. Se venissero copiati su dischi dvd, se ne formerebbe una pila alta dalla terra alla luna. Tutti i giorni. Il cloud, ossia la nuvola informatica che gestisce questa mole di dati è diventata la nuova terra di conquista per le big company e campo di battaglia per la supremazia mondiale tra le varie superpotenze. Un business miliardario che aumenta il suo valore del 20 per cento ogni anno.

Per questo i colossi tecnologici se le suonano di santa ragione per conquistare fette di mercato sempre più grandi. Un esempio. Per dare l’idea del volume di questo mercato basti pensare che nell’era del Covid19 il sito numero uno di vendite online dell’Indonesia, Tokopedia, in un solo giorno ha registrato più vendite di quante ne abbia fatte nei suoi primi sei anni di attività. Per riuscirci ha dovuto appoggiarsi ai server di Google e Alibaba. Lo ha rivelato il Financial Times che ha riportato un’intervista ad Herman Widjaja, responsabile dell’ingegneria di Tokopedia il quale ha affermato che l’utilizzo di entrambe le società ha ridotto al minimo il rischio di “crash” del sito web e delle applicazioni di shopping in un momento così importante. Alibaba, azionista di Tokopedia, ha due data center in Indonesia, ma da sola non bastava, e seppure sia cinese ha dovuto dividere l’impresa con gli americani di Google che in Indonesia sono concorrenti sempre più temibili.

Di che cifre stiamo parlando è presto detto: secondo gli analisti della società Idc, il mercato del Cloud in quella parte del pianeta potrebbe valere almeno 76 miliardi di dollari entro il 2023 e per conquistare la propria fetta di clienti nel solo 2019 ne sono stati investiti circa 100 miliardi divisi tra Amazon, Google, Alibaba, Tencent e Microsoft.

«Molti di questi sono mercati sono composti da centinaia di migliaia di piccole e medie aziende che non possono più rinunciare alle nuove tecnologie», ha affermato Neel Laungani, responsabile degli investimenti tecnologici per l’area asiatio-pacifica di Deutsche Bank.

Financial Times: "Amazon, Google, Alibaba, Tencent and ...

I colossi del web e della tecnologia come Apple e Facebook coprono oggi il 10,5 per cento delle capacità di memoria sul mercato, tutto il resto è un campo di battaglia che vede investimenti continui. Nel 2018 la cinese Alibaba Cloud dominava l’area con due datacenter, ma dopo l’arrivo della concorrenza di Amazon e Google oggi ne gestisce undici e ha annunciato, lo scorso aprile, un investimento di 28 miliardi di dollari in tre anni per l’ampliamento della sua rete.

*I grandi operatori del Cloud offrono anche i cosiddetti servizi di “trasformazione” digitale e di sicurezza informatica per le aziende che desiderano aggiornare il loro modo di lavorare. Su questo fronte Google ha affermato che i suoi clienti sono stati in grado di ridurre il tempo impiegato nell’elaborazione di problemi computazionali da giorni a secondi. Ma c’è di più: se si applica la potenza dell’intelligenza artificiale i dati possono essere elaborati e trasformarsi in valore. «Le aziende vengono da noi per aiutarli a ricavare informazioni dai loro dati e noi offriamo, oro enorme potenza di calcolo» ha detto Rick Harshman, amministratore delegato di Google Cloud per l’area Asia-Pacifico. Anche noi stiamo puntando all’oriente e per questo stiamo aprendo un nuovo datacenter a Jakarta».

La nuvola europea? Un temporale

In Europa lo strapotere delle aziende americane è ancora una realtà nonostante si sia tentata la via di un consorzio a guida tedesca, il programma Gaia-X, poi rimasto soltanto teutonico grazie a un accordo tra Sap, Deutsche Telekom e Deutsche Bank. Come dar loro torto, le decisioni comunitarie sono troppo lunghe. Così nel vecchio continente il mercato vale circa 70 miliardi di dollari, così ripartiti: 15 in Germania, 12 in Francia e soltanto 2,2 soltanto in Italia. Nel febbraio 2019 il progetto Open Clouds for Research Environments, finanziato dall’UE, propose una gara per ampliare l’utilizzo di queste tecnologie, ma oltre ai tedeschi soltanto i francesi si preoccuparono dei risvolti di sicurezza causati dall’affidarsi esclusivamente agli specialisti americani. L’idea della Commissione guidata da Ursula von der Leyen sarebbe di creare una sorta di server dell’Unione Europea per evitare che tutti i nostri dati siano di fatto in mano ad Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft, Netflix eccetera.

Oggi anche in Italia oltre la metà delle aziende che possono usare Cloud *(alcuni comparti come la Difesa e l’Aerospazio hanno regole differenti e devono mantenere i dati in casa) ne fanno ricorso anche in modalità cosiddetta ibrida, ovvero mantenendo parte delle informazioni fisicamente presso le sedi e altre su Cloud pubblici. I francesi non digeriscono Gaia-X perché già nel 2011 crearono, fallendo per mancanza di accordi tra le parti, il progetto Andromède e lo fecero utilizzando risorse pubbliche e private ma rigorosamente nazionali. Quindi non dimostrano fiducia nella possibilità di riuscirci delegando i tedeschi alla guida di un sistema strategico. La Russia, come per il settore Difesa tenta di infilarsi tra il dominio Usa e quello cinese, ma non per vendere tecnologia, soprattutto per dare sicurezza e autonomia cibernetica ai suoi cittadini dimostrando di non avere bisogno di nessuno.

Il motivo delle preoccupazioni di tutti per la gestione americana del Cloud sta nel fatto che questi sarebbero fisicamente su server localizzati in Europa, ma pur sempre gestiti da società americane che applicano leggi sulla privacy differenti da quelle europee. In tempi di guerre technologiche Usa-Cina, queste nuvole hanno quindi un’importanza enorme.

  CHI SI SPARTISCE IL MERCATO DEL CLOUD IN ASIA

Fonte: Panorama.it