Bassan (ROMA III): ‘La sfida è il Cloud, intervenga lo Stato’. critiche dagli esperti

Il dibattito sul cloud continua con interventi a tutti i livelli: politici, professori, tecnici, ecc. Key4Biz ha ospitato le idee di Fabio Bassan, professore ordinario di Diritto Internazionale all’Università Roma Tre, storicamente vicino al PD e tra gli autori della legge istitutiva dell’AGCom. Idee che hanno incontrato critiche notevoli e puntuali, che riportiamo in all’interno dell’articolo.

Cloud Nazionale

Key4biz. Prof. Bassan, da qualche tempo il dibattito internazionale indica la volontà dei singoli Paesi di dotarsi di asset digitali nazionali. Lei è stato tra i primi a indicare la strada per un’impresa pubblica per un Cloud nazionale. Perché ritiene sia la strada giusta?

Fabio Bassan. Per risponderle devo riportarla alla conclusione del mio libro pubblicato nel giugno del 2019, Potere dell’algoritmo e resistenza dei mercati in Italia’. Nel libro ho indagato il grado di resilienza dei settori regolati, dai mercati finanziari a quelli bancari, assicurativi, energetici, delle comunicazioni, postali, rispetto alla concorrenza di imprese che hanno come core business la gestione dei dati. 

La conclusione della ricerca è stata univoca, anche se con qualche differenza nei diversi mercati: gli operatori nei singoli settori non sono in grado di investire e sviluppare un’infrastruttura Cloud che ormai è la base per tutti i servizi, e che deve evolvere in prospettiva Blockchain.

L’intervento dello Stato

Key4biz. Perché lo Stato dovrebbe intervenire?

Fabio Bassan. Lo studio che ho pubblicato evidenzia un chiaro fallimento di mercato: la condizione in cui l’intervento pubblico non solo è possibile, ma necessario, sul piano del mercato, e doveroso, sul piano politico.

Key4biz. In cosa dovrebbe consistere l’intervento dello Stato?

Fabio Bassan. Occorre creare un’infrastruttura Cloud capillare e metterla a disposizione delle imprese che operano in Italia. Se l’impresa è pubblica, è più facile rispettare le condizioni (regolatorie e antitrust) necessarie di apertura, non discriminazione, condizioni tecniche ed economiche adeguate. Insomma, le condizioni classiche dell’infrastruttura wholesale only. Inoltre, l’impresa pubblica garantirebbe i requisiti di sicurezza (cybersecurity) necessari oggi ed evidenziati in numerose occasioni anche dal Copasir. E potrebbe garantire quella blockchain permissioned, necessaria per consentire lo sviluppo di servizi altrimenti impossibile in una Blockchain cosiddetta pubblica, in cui l’accesso non è controllato.

Key4biz. Ci spieghi meglio qual è la differenza tra pubblica e privata?

Fabio Bassan. La Blockchain pubblica è quella utilizzata in genere per le criptovalute. L’accesso è consentito a tutti, non esiste un controllo. Contraltare di ciò è che la sicurezza è elevata, poiché per ‘hackerare‘ il sistema occorre una capacità di calcolo oggi non disponibile. Al contrario, la Blockchain privata, permissioned, prevede uno o più soggetti che controllino l’accesso e consente la fornitura di servizi, da quelli tipici dei singoli settori, bancari assicurativi, per citarne alcuni, a quelli trasversali, quali gli smart contracts. Richiede però molti ‘nodi’ per garantire la sicurezza necessaria, che si possono realizzare solo con un’infrastruttura che ‘serva’ tutti i settori. Che, a mio avviso, non può che essere pubblica.

Collettività

Key4biz. Ma i costi di questa operazione sarebbero a carico della collettività?

Fabio Bassan. In una prima fase si, avvalendosi peraltro se necessario, anche dei fondi europei per la digitalizzazione, a partire dal Recovery Fund. In una seconda fase l’impresa potrebbe essere quotata in borsa, con regole chiare e mantenendo il controllo pubblico. In poco tempo acquisirebbe un valore di mercato non inferiore a quello di SNAM e Terna, infrastrutture nazionali critiche.

Key4biz. Ma come si fa a creare da zero una società che competa sul Cloud e sfidi il predominio delle società transnazionali statunitensi, i campioni della Silicon Valley?

Fabio Bassan. Non si tratta di concorrere con Google e Amazon, ma di costituire un’infrastruttura cui possano accedere, a parità di condizioni, tutte le imprese che operano in Italia, italiane e straniere.

Key4biz. Fa riferimento al tema della rete unica TIM-Open Fiber?

Fabio Bassan. No davvero. Occorre sgombrare il campo da un equivoco di fondo. Non parlo della rete di trasporto, ma dell’infrastruttura sovrastante, che i dati consente di gestirli, e che racchiude la vera ricchezza e al contempo deve garantire le tutele coerenti con il welfare che vogliamo garantire (tra cui, la conservazione dei dati sul territorio nazionale o comunque europeo). La rete di trasporto, come quella di accesso, è condizione necessaria, ma non sufficiente. 

Il commento di Alfonso Fuggetta, professore ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano e Faculty Associate presso l’Institute for Software Research della University of California, Irvine. E’ inoltre AD e Direttore Scientifico di CEFRIEL e Vicepresidente di CEFRIEL USA Inc.,

Cloud e blockchain

Key4biz. Ma qualora venisse costituita la rete unica, poi potrebbe diventare il punto di aggregazione per il progetto di un Cloud nazionale?

Fabio Bassan. Ritengo questa non sia una soluzione. L’infrastruttura Cloud, che dovrebbe poi evolvere verso la Blockchain, non può che essere wholesale only. È l’unico modo per garantire a tutti, anche a Google e Amazon, di operare a parità di condizioni. Inoltre, questa configurazione gode già ora di ‘vantaggi regolatori’ previsti dal codice europeo per le comunicazioni elettroniche e che sarebbe poco sensato non utilizzare.

Al contrario, un’operazione TIM-Open Fiber da un lato condurrebbe a un monopolista verticalmente integrato, che difficilmente verrebbe autorizzato sul piano delle concentrazioni in assenza di condizioni significative di apertura, e dall’altro creerebbe un operatore che non godrebbe dei privilegi regolatori del wholesale only. Insomma, tutto si può fare, ma perché costruire un’autostrada sulla montagna quando c’è una alternativa in pianura molto meno costosa e complessa?

Il commento di Marco Cantamessa, prof. ordinario di Ingegneria industriale e dell’informazione al Politecnico di Torino

Key4biz. Questa proposta converge con il piano avviato con il Decreto Semplificazioni?

Fabio Bassan. Certo, anche quest’iniziativa è un presupposto necessario, poiché consente di individuare i data center utilizzati dalla PA e classificarli, individuando quelli idonei per una condivisione. Se inserita in un progetto più ampio infrastrutturale complessivo, questa attività contribuirebbe a creare un enorme valore.

Il progetto Gaia X

Key4biz. Come si posizionerebbe questa sua ipotesi con il progetto GAIA in EU?

Fabio Bassan. Quando ho ipotizzato questa struttura, Gaia-X, ovvero il progetto EU, non era ancora stata immaginata. Ora però mi sembra una destinazione inevitabile. Il progetto di un Cloud europeo federato fa parte di quelle idee che interpretano lo spirito del tempo e vanno avanti da sole. Non partecipare da subito sarebbe un errore politico.

Ma non potrebbe essere la società della rete TIM-Open Fiber che qulcuno vorrebbe a partecipare a Gaia EU?

Fabio Bassan. TIM ha già un accordo con Google sul Cloud. Così come altri con Amazon o Microsoft, che potrebbero pregiudicare l’ingresso in una piattaforma europea wholesale only. Si tratta di scelte che sono state quasi inevitabili, per stare sul mercato, in assenza di alternative.  Questo è il tema: l’alternativa va creata, prima che altre aziende, nei settori bancario, assicurativo ecc… siano costrette a seguire l’esempio di chi ha già concluso accordi sul Cloud perché opera nei settori di frontiera e non può aspettare i tempi della politica, che sono diversi da quelli dei mercati.

Fonte: Raffaele Barberio, Key4Biz