Beppe Grillo vuole un cloud “nazionale”, ma sa cos’è il cloud?

Dividere Tim in due società distinte: una che si occupi di servizi ai clienti finali, l’altra di infrastrutture, rete mobile, cloud, integrando la rete fissa di Telecom con Open Fiber. Il tutto sotto la regia dello Stato attraverso Cassa depositi e prestiti.

Beppe Grillo torna sul suo blog a suggerire una strategia nazionale per la digitalizzazione del Paese. Lo fa proponendo un progetto che parte da uno ‘spezzatino’ delle infrastrutture di Tim prima di passare alla “creazione di una società unica” nazionale “delle reti e delle tecnologie”, da realizzare “sotto languida e l’indirizzo di istituzioni pubbliche”. Ma fa consusione, specie sul tema gestione dati e su a cosa serva il cloud.

Ecco le sue parole sul tema cloud:

Serve, in particolare, una società che sia in grado di sviluppare una rete moderna, capillare e sicura, e che abbia tutte le tecnologie attuali e prospettiche:

  • non solo le reti in fibra ottica, ma anche le tecnologie 5G, abilitatrici dell’internet delle cose, e le torri in cui vengono installate le microcelle;
  • non solo i datacenter e le soluzioni in cloud che archiviano e gestiscono tutti i dati dello Stato, dei cittadini e delle nostre aziende, ma anche le competenze e le tecnologie nel campo della cybersecurity, fondamentali per tutelare la sicurezza dei dati dei cittadini. I dati, infatti, rappresentano un patrimonio delle persone, ed è fondamentale che vengano tutelati e che gli individui possano scegliere di valorizzarli liberamente, consapevolmente e in sicurezza.

Per questo bisogna urgentemente fare tutti i passi necessari per creare un’infrastruttura che sia:

  • UNICA, in cui possano confluire tutti i pezzi di infrastruttura dei vari operatori. Basta duplicare gli investimenti! È essenziale impiegare in modo efficiente le risorse disponibili in modo tale da poter investire nel continuo, anche in futuro;
  • MULTI TECNOLOGICA, che utilizzi e sviluppi non solo la fibra ottica ma tutte le tecnologie di accesso, come ad esempio la trasmissione 5G, i data center, il cloud e l’edge computing. Oggi parliamo di fibra, ma la fibra in altri paesi è già presente e loro parlano e vivono con il 5G. Questa nuova società sarà responsabile di scegliere quale sia il modo più efficiente per garantire una connessione diffusa e di qualità, indipendentemente dalla tecnologia. Non devono essere i cittadini infatti a doversi preoccupare con che tecnologia sia meglio ricevere la connessione. Come non si preoccupano di come ricevono il gas, la luce o l’acqua potabile;
  • APERTA E SEPARATA DAI CLIENTI FINALI, in modo tale che tutti i fornitori di servizi possano accedervi liberamente e a condizioni di mercato, siano essi operatori telefonici o fornitori di servizi di telemedicina, o altro.

La creazione di questa società permetterebbe di allineare un settore così strategico a modelli di successo come quelli già sperimentati nel mondo energetico e di introdurre un meccanismo di remunerazione collegato all’ammontare degli investimenti effettuati. Una società unica delle infrastrutture e delle tecnologie digitali faciliterebbe inoltre l’accesso alle risorse messe a disposizione dall’Europa per promuovere il rilancio delle economie europee, a valle di una crisi senza precedenti come quella legata alla pandemia Covid-19.

Per realizzare questo progetto ambizioso della società unica delle reti e delle tecnologie di comunicazione bisogna partire necessariamente da Telecom Italia, che rappresenta ancora oggi il principale operatore di telecomunicazioni del Paese. Negli ultimi anni, tuttavia, la gestione di Telecom è stata dettata da logiche finanziarie di breve termine, in quanto il management non ha avuto nessuna visione industriale di lungo termine. Questo ha generato un continuo depauperamento del valore intrinseco e del know how della società, anche per effetto della continua perdita di competenze e professionalità distintive.

Il commento di Raffaele Barberio, direttore di Key4Biz