Gaia-X: regole e standard, non infrastrutture anti USA [StartMagazine.it]

L’Ue procede con il progetto Gaia-X, una piattaforma europea di cloud computing promossa da Francia e Germania per tutelare la sovranità digitale europea evitando la dipendenza dalle società statunitensi e cinesi. Ma le compagnie straniere sono presenti in ogni fase come emerge da un rapporto di Politico

Cloud europeo? Quasi. Lo scorso giugno Germania e Francia hanno lanciato Gaia-X, una piattaforma di fornitori di servizi cloud affidabili. In questo modo l’Ue tenta di competere con i giganti del cloud statunitensi e cinesi e allo stesso tempo mantenere la sovranità digitale.

Da principio il consorzio ha riunito 22 società per lo più francesi e tedesche. Ma ora molti dei partecipanti più importanti sono colossi della tecnologia straniera. Come ha sottolineato Politico, emergono dubbi su quanto controllo l’Ue sarà in grado di mantenere alla fine.

Dopo la presentazione di due mesi fa, entro settembre verrà creata un’associazione senza scopo di lucro, con sede in Belgio per dare una struttura legale al consorzio Gaia-X. Le attività di ricerca e sviluppo dovrebbero portare alla fine del 2020 o all’inizio del 2021 a un primo mercato di servizi cloud.

Secondo Politico, tuttavia, Bruxelles non punta a creare un colosso europeo del cloud storage in grado di competere con i leader del mercato globale come Amazon Web Services o Microsoft. Né Gaia-X è impostato per incanalare gli investimenti verso operatori locali di cloud storage europei come il francese OVHcloud  o il tedesco Deutsche Telekom.

IL PROGETTO GAIA-X

Il progetto franco-tedesco, nato nel 2018, mira a fornire un’infrastruttura sicura per i dati, consentendo al contempo alle aziende di spostare i dati oltre confine. Con Gaia-X, i vertici europei puntano a garantire la sovranità digitale alle nazioni europee e a non soccombere ai giganti della tecnologia tradizionali.

Lanciato a giugno con il sostegno di Berlino e Parigi, Gaia-X è uno dei tentativi più profondi in Europa di affermare la “sovranità” su come i suoi dati vengono archiviati e protetti tra i timori della sorveglianza statunitense e dello spionaggio da parte di Pechino.

Il budget annuale per Gaia X si aggira intorno a 1,5 milioni di euro.

LE AZIENDE COINVOLTE

Finora il progetto ha coinvolto più di 300 organizzazioni in tutto il mondo tra cui Orange, Deutsche Telekom e SAP come si legge sul sito del progetto.

L’OBIETTIVO

L’obiettivo è lanciare l’infrastruttura alla fine del 2020 o all’inizio del 2021. Secondo Politico, il progetto è impostato come un gruppo di definizione degli standard che mira a scrivere nuove regole che consentiranno alle aziende di trasferire i propri dati più facilmente e in sicurezza tra diversi fornitori di cloud.

In definitiva, Gaia-X mira a consentire alle aziende e ai consumatori di passare da un fornitore all’altro in base al grado di sicurezza che promettono, incluso l’archiviazione dei dati in Europa. Quest’ultima rappresenta una preoccupazione crescente tra le aziende che temono di essere spiate dalle autorità straniere se i loro dati vengono spediti all’estero.

UN PLAYER EUROPEO?

Come ha sottolineato Euractiv, piuttosto che incoraggiare lo sviluppo di un campione europeo del cloud per offrire l’intera gamma di servizi, il progetto Gaia-X prende una virata diversa.

Mira a definire standard in modo che aziende diverse possano offrire servizi di archiviazione, elaborazione, sicurezza e intelligenza artificiale senza problemi. Opererebbe come una sorta di mercato in cui ogni cliente potrebbe trovare i servizi di cui ha bisogno senza dover lasciare la giurisdizione europea.

IL MERCATO DEL CLOUD

Secondo la società di consulenza Canalys, nel 2018 quattro società sono riuscite a conquistare il 61% del mercato cloud: Amazon Web Services (32%), Microsoft Azure (17%), Google Cloud (8%) e la cinese Alibaba Cloud (4%).

Uno studio di Synergy Research Group ha mostrato che Amazon è in cima alle classifiche in tutti i principali mercati nazionali in Europa, oltre che in Europa nel suo insieme, con Microsoft al secondo posto nelle stesse categorie. In tutto il continente, anche Google, IBM e Salesforce hanno conquistato una fetta discreta di mercato.

Proprio per questo i vertici europei temono per la loro dipendenza da un piccolo numero di colossi tecnologici, che non sono europei.

A CHI PIACCIONO GOOGLE CLOUD, AWS E MICROSOFT

Come riporta Euractiv, recentemente Renault, Orange, Deutsche Bank e Lufthansa hanno scelto Google Cloud. Volkswagen ha puntato invece su Amazon Web Services. Il ministero della Salute francese ha scelto Microsoft per ospitare i suoi dati di ricerca.

I TIMORI EUROPEI

Secondo Politico, la spinta a rimodellare il mercato cloud europeo nasce dalle preoccupazioni sulla dipendenza dai fornitori statunitensi per l’archiviazione dei dati sensibili. “Da quando Washington ha approvato il Coud Act — che obbliga le società tecnologiche statunitensi a consegnare i dati alle autorità se legalmente ordinato di farlo, anche se sono archiviati in Europa — queste preoccupazioni sono aumentate, in particolare tra i giganti industriali che temono che i loro segreti vengano rubati”.

ARRUOLATE LE AZIENDE STRANIERE

Ma lungi dall’escludere le società straniere, Gaia-X le ha incluse nel suo lavoro nella prima fase concettuale dalla fine del 2019, arruolando colossi come Amazon Web Services per fornire competenze e aderire all’obiettivo del progetto di rendere i servizi cloud “interoperabili”. “Amazon Web Services ha partecipato a più gruppi di lavoro tecnici Gaia-X e sarà felice di continuare a farlo”, ha dichiarato un portavoce del gigante statunitense, riporta Politico.

Le compagnie straniere sono dunque presenti nel progetto europeo. Nel periodo precedente il lancio del mese scorso, il consorzio Gaia-X ha raccolto input da oltre 300 aziende che hanno partecipato a sondaggi e brainstorming su come dovrebbe essere il progetto. Politico riporta che i giganti della tecnologia, tra cui Amazon, Microsoft, IBM e altri, hanno influenzato l’idea del progetto.

L’INTERESSE DI MICROSOFT

Come già aveva sottolinato da Start a febbraio, Microsoft fondata da Bill Gates e guidata da Satya Nadella ha bussato al ministero dell’Economia tedesco per poter entrare a far parte di Gaia-X. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato a Euractiv che “nell’era della nuvola, tuttavia, riteniamo che sia sbagliato definire la sovranità lungo i confini territoriali”, aggiungendo che la società è “convinta” che possa offrire “un’architettura tecnologica adeguata” garantendo che la futura infrastruttura cloud dell’Europa sia protetta dall’accesso non autorizzato di attori malintenzionati.

SFUMATURE DEL CONCETTO SOVRANITÀ

Il fatto che tali aziende non siano solo partecipanti, ma la chiave del successo di Gaia-X solleva interrogativi su cosa intendano i suoi fondatori quando parlano di “sovranità” secondo Politico.

“Riteniamo che ci siano alcune sfumature di sovranità”, ha affermato Cédric Prévost, responsabile del cloud presso Orange Business Services, ramo della società di telecomunicazioni francese tra i membri fondatori di Gaia-X. “È molto importante che solo gli attori europei stiano guidando le regole, ma che possiamo assicurarci di sfruttare l’esperienza degli attori non europei.”

“Combiniamo servizi di infrastruttura come l’archiviazione e l’elaborazione dei dati in Europa, ma è aperto alla partecipazione anche per le aziende che non sono di origine europea”. Ha dichiarato alla Cnbc qualche settimana fa Marco-Alexander Breit, che dirige il progetto Gaia X in Germania. “Purché rispettino le nostre regole e aderiscano ai nostri standard”, ha sottolineato Breit.

Fonte: StartMagazine.it