Gaia-X, le aziende tedesche non lasceranno il cloud USA

È improbabile che le aziende tedesche lascino i servizi cloud statunitensi dopo l’adesione al progetto dell’UE Gaia-X

È improbabile che le società tedesche Deutsche Telekom e il fornitore di software SAP smettano di utilizzare i fornitori di servizi cloud statunitensi anche dopo aver aderito all’iniziativa franco-tedesca Gaia-X, volta a prevenire la dipendenza europea dalle Big Tech straniere.

Le aziende – secondo quanto riporta M-Lex – vedono l’alternativa dell’UE ai fornitori statunitensi AWS e Microsoft come un buon modo per diversificare i servizi che offrono, piuttosto che come un’alternativa.

L’iniziativa di cloud computing dell’UE Gaia-X mira a organizzare le infrastrutture esistenti (e quindi non un enorme progetto di sviluppo di infrastrutture cloud, come qualcuno in Italia vuole far credere, che nascerebbero già vecchie, non essendo disponibili né tecnologie né persone) ed a realizzare standard condivisi al fine di garantire alle aziende UE la possibilità di condividere e archiviare i dati nel cloud sotto la protezione delle norme europee sulla privacy. Gaia-X è però un progetto aperto alle aziende statunitensi o di altri Paesi non-UE, con il rispetto delle norme UE quale conditio sine qua non per l’adesione.

Sebbene l’obiettivo della Francia e della Germania sia quello di promuovere standard globali, alcuni dei membri fondatori del progetto affermano di non essere pronti a migrare tutti i loro servizi su Gaia-X, il cui avvio è progettato per il prossimo anno.

Non vogliamo copiare alcuni dei modelli hyperscaler e creare ecosistemi più o meno chiusi. Ci affidiamo a una strategia multi-cloud; sia come utente di piattaforme cloud che come fornitore di servizi cloud per i nostri clienti aziendali“, ha dichiarato a MLex un portavoce di Deutsche Telekom.

Il gigante tedesco delle telecomunicazioni, che è tra i 22 membri coinvolti nel progetto da giugno, afferma di sostenere l’obiettivo dell’UE di promuovere soluzioni europee per il business cloud, ma aggiunge che rimanere in un ecosistema aperto è meglio in quanto offrirà ai suoi clienti una strategia di diversificazione.

“La dipendenza da fornitori al di fuori dell’Europa crea enormi squilibri competitivi e quindi porta a una perdita di capacità inventiva in Europa. Con il progetto Gaia-X, gli Stati membri dell’UE e la sua industria vogliono promuovere la creazione di un ecosistema aperto che mira a diventare un progetto veramente europeo“, ha affermato DT.

SAP, la multinazionale di software con sede in Germania, ha fatto eco a questo punto di vista. Un portavoce di SAP ha infatti dichiarato che Gaia-X potrebbe offrire un ambiente digitale adatto alle aziende che altrimenti potrebbero esitare a spostare la propria attività nel cloud “a causa di requisiti normativi, mancanza di fiducia o mancanza di esperienza. Come ogni altra innovazione, Gaia-X avrà successo solo se fornirà soluzioni ampiamente adottate sul mercato“, ha affermato. “SAP, insieme ai nostri partner e clienti, ha iniziato a lavorare su casi d’uso per il settore pubblico, l’assistenza sanitaria e l’industria fin dall’inizio, con l’obiettivo di creare ecosistemi di condivisione dei dati basati su un alto livello di fiducia e sicurezza“.

Deutsche Telekom ha affermato che Gaia-X sarà un’infrastruttura “che non sarà mai finita ma in continua evoluzione” e deve garantire che la comunità degli sviluppatori rimanga motivata a lavorare continuamente al progetto e renderlo un ecosistema attraente per gli utenti. La rapida scalabilità e l’adozione del settore pubblico e del settore sanitario sono fondamentali, ha aggiunto.

Bundeswirtschaftsminister: Gaia-X als weltweiter Goldstandard für  Cloud-Dienste | heise online

Interesse

Tra le 22 aziende coinvolte nel progetto – 11 tedesche e 11 francesi – ci sono anche la tedesca Siemens e la casa automobilistica BMW, nonché la francese Atos, Orange, il gigante dell’energia EDF e OVH, una società di cloud computing.

Francia e Germania vogliono lanciare un prototipo di Gaia-X all’inizio del 2021 dopo averlo registrato in Belgio come organizzazione senza scopo di lucro, ma dovranno comunque assicurarsi il supporto di altri paesi dell’UE per renderlo uno standard europeo.

Secondo un portavoce del ministero tedesco dell’Economia e dell’Energia, diversi paesi dell’UE – tra cui Paesi Bassi, Belgio, Estonia e Italia – hanno mostrato interesse a partecipare al progetto, così come alcune aziende europee. Rimangono comuqnue diffusi dubbi che il progetto, più che essere europeo, possa rivelarsi una mossa franco-tedesca per assicurarsi quote di mercato a spese non tanto dei grandi hyperscaler americani – le cui tecnologie sono estremamente più avanzate – ma dei fornitori locali delle varie nazioni.

Nella sua strategia per i dati, pubblicata a febbraio, la Commissione europea ha affermato che incoraggerà la cooperazione “tra il lavoro sulla federazione europea del cloud e le iniziative degli Stati membri come Gaia-X“, per evitare la moltiplicazione o la frammentazione. Nel terzo trimestre di quest’anno è previsto un memorandum d’intesa con gli Stati membri.

La creazione di “spazi dati comuni” in aree strategiche come la produzione, l’agricoltura, la salute e la mobilità fa già parte degli obiettivi del blocco e si inserisce nella spinta per la sovranità e l’indipendenza dell’UE come parte della sua strategia industriale.

Tuttavia, è improbabile che Gaia-X funzioni senza il contributo dei principali attori stranieri del settore. Francia e Germania possono scegliere di non lavorare con fornitori statunitensi per alimentare la loro retorica sulla “sovranità digitale” dell’UE, ma la realtà è diversa nello spazio cloud, dove è necessaria la collaborazione per non far rimanere indietro aziende e pubbliche amministrazioni dei vari Stati UE. Un rischio particolarmente evidente in Italia, dove il progetto “sovranista” ispirato dal guru del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, e portato avanti dal Ministro dell’Innovazione Paola Pisano, un unicum a livello europeo, porterebbe i dati del settore pubblico in un limbo in cui sarebbe impossibile trarne vantaggi per cittadini e aziende, vista l’impossibilità – nel caso – di accedere alle migliori tecnologie esistenti sul mercato, per non parlare poi degli enormi rischi di sicurezza di un infrastruttura a controllo statale, storicamente più permeabile agli attacchi informatici.